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L'intelligenza emotiva: il nuovo fattore chiave negli ambienti di lavoro

L'intelligenza emotiva: il nuovo fattore chiave negli ambienti di lavoro

Nello suo studio Global Workplace Trend 2018, Sodexo evidenzia la crescente importanza dell'intelligenza emotiva nel rimodellare i moderni ambienti di lavoro.

Inserita tra le prime 10 competenze richieste entro il 2020 dal World Economic Forum, ricercata dai recruiter e incoraggiata dagli imprenditori, l’intelligenza emotiva (IE) è un fattore di successo molto più determinante rispetto all’esperienza pregressa o del quoziente intellettivo.

Ma che cos’è l’intelligenza emotiva? Lo psicologo di fama mondiale Daniel Goleman la definisce come la capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri e di saper gestire le emozioni in modo efficace.

La nostra quotidianità è costellata di esperienze emotive: se ne vivono oltre 500 al giorno, ma si è coscienti solo di una piccola frazione. Tuttavia, esse danno un tono a ogni interazione e questa consapevolezza porta a capire la necessità di esplorare le emozioni sul posto di lavoro, motivo per cui l’intelligenza emotiva è diventata un’abilità chiave di aziende e leader.

Ma come è possibile per le organizzazioni valorizzare le risorse più dotate di intelligenza emotiva? Stando a quanto affermato dal Prof. Cary Cooper, docente  della Manchester Business School esperto in psicologia organizzativa e della salute, la soluzione risiede nell’avere al proprio interno manager in grado di tradurre le loro forti competenze sociali e interpersonali in una reale leadership.

Per creare un ambiente di lavoro emotional-friendly è indispensabile assumere talenti con maggiori competenze di IE: questo crea le adeguate condizioni psicologiche e fisiche per far sentire i collaboratori motivati, apprezzati e degni di fiducia.

Decenni di studi hanno dimostrato che i leader e i team migliori sono quelli con elevate capacità emotive e sociali, tra cui padronanza di sé, resilienza sotto stress, empatia, influenza e lavoro di squadra.

Goleman stesso conferma questo assunto, evidenziando inoltre la tendenza dei moderni lavoratori ad essere meno pazienti nei confronti dei leader ritenuti “cattivi capi”, ovvero coloro che si dimostrano incapaci di ascoltare, guidare i propri collaboratori, riconoscendone i meriti. Questo è vero soprattutto per Millennials e la Generazione Z, una parte sempre più consistente della forza lavoro.