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Ripensare l'educazione a livello mondiale

Ripensare l'educazione a livello mondiale

Per preparare gli studenti ad affrontare la società del futuro è necessario un nuovo approccio che svincoli il percorso di apprendimento dal puro sapere accademico

Enfatizzare la teoria a scapito delle attività pratiche rende gli studenti insicuri e impreparati al mondo del lavoro. Su questa dichiarazione ha costruito il suo intervento Sanjit ‘Bunker’ Roy, Fondatore e Direttore del Barefoot College in India, in occasione della seconda Conferenza sulla Qualità della Vita organizzata da Sodexo.

Come lui, numerosi esperti intervenuti all’evento si schierano a favore di una maggiore integrazione tra ambito accademico e “mondo reale”, tra cui Esther Wojcicki, giornalista ed educatrice, che sostiene il valore dell’insegnamento basato sulla creazione di progetti e la risoluzione di problemi.

Ricerca e didattica sono certamente componenti essenziali del bagaglio offerto dalle università, ma non costituiscono necessariamente l’approccio più efficace per rispondere ai bisogni degli studenti, che sempre più spesso si trovano impreparati ad affrontare un mercato del lavoro complesso coma quello attuale.

Ripensare i tradizionali metodi di insegnamento implica però un impegno più grande, ovvero riconsiderare il ruolo dell’università, non solo come fonti di istruzione accademica, ma come ambienti esperienziali in grado di accompagnare e supportare concretamente lo studente nel suo percorso di crescita personale, culturale e sociale.

Per fare questo, è necessario sovvertire preconcetti e pregiudizi, nelle istituzioni così come tra le mura domestiche, dove la famiglia ha spesso una visione ben chiara di come deve svolgersi il percorso accademico dei figli e associa il prestigio di un ateneo all’applicazione di una rigida istruzione di stampo tradizionale.